ddw2016


Focus sulle malattie infiammatorie croniche intestinali

Digestive Disease Week 2016

Complicazioni collegate alla colite ulcerosa

Sappiamo che la colite ulcerosa (CU) è una condizione cronica e la terapia medica è in grado di gestire la maggioranza delle riacutizzazioni sintomatiche. Le complicanze della CU danno però origine ad un utilizzo di risorse significativo, e nessuno studio ha ancora valutato i trends nazionali relativi alle complicanze di CU.

Alla DDW 2016, Abhijeet Waghray (MetroHealth Medical Center, Case Western Reserve University, Cleveland, Ohio, USA) e colleghi hanno presentato i risultati di un’indagine che si è posta un obiettivo preciso: valutare i trends relativi alla durata del ricovero, al costo dell’ospedalizzazione, alle caratteristiche demografiche e agli outcome delle complicanze associate alla CU, utilizzando il database National Inpatient Sample (NIS). Il database NIS è un campione con probabilità stratificata al 20% che comprende oltre 7 milioni di ricoveri ospedalieri annuali negli Stati Uniti.

Nel database NIS sono stati identificati i ricoveri ospedalieri per il periodo 2002-2011 tramite i codici ICD9: 1) diagnosi primaria di CU (556.xx); e 2) complicanze della CU (perforazione intestinale, anemia acuta da perdita ematica). Sono state escluse le ospedalizzazioni inferiori alle 24 ore. Le tendenze temporali sono state valutate utilizzando il trend test Cochran-Armitage e i dati categorici sono stati riassunti come frequenze e percentuali.

Secondo i dati forniti da Waghray e colleghi, nel corso del periodo di studio la proporzione di pazienti che ha richiesto l’ospedalizzazione per anemia acuta da perdita ematica quale complicanza della CU è aumentata (16,8-21,4%, p < 0,01), mentre le perforazioni intestinali sono rimaste statisticamente immodificate. Il costo medio dell’ospedalizzazione è parimenti aumentato nel corso della decade per l’anemia acuta da perdita ematica (+1456 dollari USA, p < 0,01) sebbene la durata del ricovero sia diminuita in modo marginale (-0,7 giorni, p = 0,02). I tassi di mortalità risultavano statisticamente non modificati (p = 0,33). Inoltre, la proporzione di pazienti assicurati con Medicare e assicurazione privata si è ridotta (-4,2%, p < 0,01 e -4,0%, p < 0,01; rispettivamente) mentre la percentuale di pazienti assicurati con Medicaid è aumentata (+3,0%, p < 0,01). I dati demografici (genere, reddito, età) risultavano statisticamente non modificati nel corso della decade per l’anemia acuta da perdita ematica. La durata del ricovero (p = 0,18), il costo medio dell’ospedalizzazione (p = 0,84), i tassi di mortalità (p = 0,14), l’età del ricovero (p = 0,50) e i dati demografici (genere, reddito, stato assicurativo) non si sono modificati in modo significativo per i pazienti con CU ricoverati per perforazioni intestinali.

Waghray e colleghi hanno sottolineato che si tratta del primo studio diretto alla valutazione dei trends nazionali nelle complicanze della CU. Nel complesso la proporzione di pazienti che hanno richiesto un ricovero ospedaliero per anemia acuta da perdita ematica è aumentata così come il costo medio dell’ospedalizzazione generata dalla stessa complicanza, sebbene la durata del ricovero sia diminuita in modo marginale. Anche la proporzione di pazienti che hanno utilizzato Medicaid come loro assicurazione primaria è aumentata, hanno ribadito Waghray e colleghi, il che può corrispondere alle barriere socioeconomiche all’accesso all’assistenza. La ricerca precedente ha dimostrato che il costo dell’ospedalizzazione per CU continua ad aumentare e i dati di Waghray e colleghi suggeriscono che l’anemia acuta da perdita ematica può essere un fattore che contribuisce a tale fenomeno.


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